Visualizzazione post con etichetta RDC. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta RDC. Mostra tutti i post

10 gennaio 2014

L'unica via per la libertà?

Pare che tutto sia partito da un tweet, ma chi sia la fonte del rumeur non si sa. Sta di fatto che la notizia (già smentita dalla portavoce del presidente) dell'improvvisa morte di Paul Kagame ha suscitato reazioni opposte: silenzioso terrore in Rwanda (dove la gente non osa commentare al telefono perché tutto è controllato), sfrenate manifestazioni di giubilo in Congo. La voce è esplosa ovunque e la gente si è riversata nelle strade a festeggiare: a Bukavu, Beni, Butembo, Kisangani, ma soprattutto a Goma, dove giovani hanno improvvisato un finto funerale con tanto di bara per le strade principali, mentre i mototaxi suonano i clacson, i negozi chiudono e alcune scuole mandano a casa gli studenti. Un'euforia basata a quanto pare su un falso, ma che suona come un segnale lampante per i vicini.
Settimana scorsa stessa sorte era toccata al despota dello Zimbabwe Mugabe, con annunci di morte poi smentiti. La gente oppressa d'Africa, che non può e non riesce a liberarsi dai tiranni, affida dunque la propria liberazione all'inevitabile scure che prima o poi tutti abbatte?
Il punto però resta un altro: nessuno è eterno e se non sarà per un attentato (come si sta vociferando in queste ore), sarà per vecchiaia o malattia. Cosa accadrà quel giorno? Oggi ne abbiamo una prova in Congo. Ma in Rwanda? Senza il pugno di ferro del capo, che ne sarà dello sviluppo a marce forzate e della concordia nazionale imposta?

16 luglio 2013

Goma sotto attacco

Se avevamo bisogno di conferme a quanto ci raccontava sul posto una fonte (vedi il post qui sotto "Goma 2013. Neverending story"), ci stanno arrivando nel modo peggiore: tutto quanto ci aveva anticipato si sta puntualmente avverando. Da ieri si spara con armi pesanti alle porte di Goma. Si scontrano di nuovo le FARDC (le Forze Armate Congolesi) e l'M23, i cosiddetti "ribelli". La Monusco (missione Onu in RDC) dà man forte ai governativi. Mentre eravamo ancora a Goma, l'M23 aveva avvicinato alla città il suo quartier generale e nella città si respirava aria pesante, pesantissima. La psicosi dell'"ora ci attaccano". Poi per qualche giorno l'M23 era arretrato. Fino a tre giorni fa, quando ha ripreso le posizioni a Kibati, pochi km a nord di Goma, e da lì è iniziato lo scontro. Chi abbia iniziato non è dato sapere, visto che le parti si rimpallano la responsabilità. La battaglia di ieri a Mutaho è terminata a favore delle FARDC, che hanno respinto l'M23 a Kibati. Secondo un ufficiale sulla linea del fronte, se la Monusco non avesse insistito perché le FARDC non aumentassero la pressione, i combattimenti si sarebbero spostati verso Kibumba. Nel pomeriggio di ieri, una lunga fila di soldati si è spostata attraverso il centro città, fino alla grande barrière, la frontiera tra Goma (RDC) e Gisenyi (Rwanda), dove si sono posizionati. Segnale inquietante. E in tarda serata sono giunti in città anche i mezzi logistici del contingente malawita, parte della Brigata con mandato offensivo che è stata decisa nei mesi scorsi in appoggio alla Monusco. Secondo alcuni, l'attacco sferrato ieri dall'M23 sarebbe stato proprio in vista dell'arrivo del contingente malawita. Un po' come era stato a fine maggio, quando i ribelli avevano ripreso le ostilità pochi giorni prima della visita a Goma di Ban Ki Moon.

7 luglio 2013

Bukavu la belle

Certo, quattro giorni sono pochi per esprimere pareri, ma qualcosa si può comunque dire. Rispetto a due anni fa, la città di Bukavu appare migliorata. Non chissà che, ma per chi arriva da Goma già trovare le strade principali asfaltate pare un miraggio. Le varie persone con cui ho parlato mi confermano che in città non va male. I problemi restano invece all'interno, nei villaggi, dove l'insicurezza è alta. E ciò provoca inevitabilmente un flusso continuo di persone verso Bukavu, sempre più grande ed estesa ed incapace di assorbire una tale quantità di gente. Non se la passano bene affatto, invece, i difensori dei diritti umani e i giornalisti, minacciati di morte continuamente, veri eroi della quotidianità che continuano a compiere il loro lavoro senza grandi proclami. L'altro ieri sera, grazie a un'amica, mi sono imbucata nella serata organizzata all'hotel più fashion della città (quello dove risiedono le autorità di passaggio), per accogliere il Ministro belga della Cooperazione, accompagnato dall'ambasciatore. Tutte le autorità locali, civili e religiose, presenti. Serata istruttiva, soprattutto sul rapporto che ancora lega colonizzatori e colonizzati. Una sindrome di Stoccolma, parrebbe a volte. E domani Bukavu in festa riceve madame Hollande...