Nessuno se lo sarebbe mai immaginato, che Miriam Makeba lasciasse questo mondo così. A Castel Volturno, davanti a una folla di immigrati africani senza documenti e senza speranza. Davanti al simbolo per eccellenza dei mali d'Italia e d'Europa, un concentrato di tutto ciò che non va nei rapporti tra Nord e Sud: criminalità organizzata, sfruttamento, invisibilità, ghettizzazione, razzismo, guerra tra poveri. Non è morta nel suo Sudafrica, magari in una delle township simbolo della lotta per la liberazione dei neri. Non è morta in un altro paese del suo amato, devastato continente. Nè davanti a una platea di neri americani. E' morta a Castel Volturno. E non posso fare a meno di pensare che sia un segno. Uno di quei fatti che parlano, che da soli indicano una direzione.
Come quel Venerdì Santo di undici anni fa, quando un barcone carico di albanesi naufragò, speronato da una corvetta della marina italiana, e 85 persone persero la vita. Miriam se n'è andata con un messaggio: la nuova lotta di liberazione dei neri d'Africa passa per Castel Volturno. Con tutto ciò che questo implica.